Una storia tossica nell'ambiente ebraico moderno

Si tu penses bien, film de Géraldine Nakache
Si tu penses bien : une image du film présenté à Cannes 2026, où Géraldine Nakache explore les mécanismes de l’emprise au cœur d’un couple.

« Si tu penses bien, il ne t’arrivera que du bien” est une phrase qui, tout en relevant de la culture religieuse et populaire autour de la pensée positive, est prononcée par le rabbin qui célèbre les noces de Gil et Jacques dans le film qui porte le même titre présenté à Cannes 2026.

Francesi entrambi, entrambi credenti (ma non con la stessa convinzione), la coppia si sposa in fretta e furia quando Gil rimane incinta. Da quel momento, la loro storia si sviluppa come qualsiasi altra relazione tossica basata sul controllo dell’altro, sulla manipolazione, sui silenzi punitivi e su atteggiamenti passivo-aggressivi. Ma è inserita in un contesto, quello delle credenze religiose, all’interno delle quali Jacques (Niels Schneider) agisce in modo molto più insidioso del solito e in cui Gil (Monia Chokri) si trova intrappolata non solo nel ruolo di buona o cattiva moglie, ma anche in quello di buona o cattiva ebrea.

Il film ha convinto il pubblico della sala Debussy di cannes venerdì 15 maggio, grazie a una regia ritmata e sostenuta, così come alle interpretazioni di Chokri e Schneider. Chokri dà vita a un personaggio femminile al tempo stesso delicato e resiliente, mentre Schneider è talmente convincente nel ruolo del marito possessivo da riuscire senza sforzo a farsi detestare.

Tuttavia, la forza di Si tu penses bien risiede soprattutto nella risposta inaspettata ai dubbi di Gil, al suo bisogno di essere ascoltata, compresa, protetta. Perché nel film di Géraldine Nakache, per una volta, è proprio il rabbino che li ha sposati a prendere coscienza della gravità degli atti di Jacques, della differenza tra senso di possesso e amore. Ed è lo stesso rabbino a incoraggiare Gil a lasciare questo amore impossibile, a uscire da quella storia tossica.

Per permettere a Gil di ricominciare a pensare in bene… e alle altre donne di sperare nei cambiamenti tanto attesi, non solo da parte della società, ma soprattutto delle isituzioni religiose.


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