Quando una voce mette a nudo

Quando si è millennial, come lo sono io, si conoscono i Beatles, si conosce John Lennon, la sua musica e la sua storia con Yoko Ono. E, purtroppo, anche il modo in cui è stato ucciso.
Ma se si è nati dopo il suo assassinio, è più difficile indovinare il suo vero carattere o cogliere il fondo del suo pensiero. Se non siete dei fan accaniti di John Lennon e non sapete ancora tutto di lui, andare a vedere The Last Interview, film de Steven Soderbergh présenté à Cannes 2026.
Come suggerisce il titolo, il film riprende integralmente il contenuto dell’ultima intervista di Lennon, registrata poche ore prima della sua morte. I tre giornalisti che la condussero nel 1980 ne commentano il “dietro le quinte”. Sullo sfondo delle voci di Lennon e di Ono, Soderbergh ricorre all’intelligenza artificiale per produrre immagini che colmano le parti mancanti o illustrano per lo spettatore i riferimenti culturali e artistici che Lennon dissemina nel suo discorso.
Ne emerge il ritratto di un uomo ormai quarantenne, ma dall'animo giovane, consapevole di chi vuole essere ed entusiasta della musica che ha appena composto, dopo cinque anni di silenzio.
Impossibile non cogliere l’ironia della vita (e non sentire una stretta allo stomaco) quando dichiara di voler comporre fino alla morte, che spera arrivi solo diverse decine d’anni più tardi, «il più tardi possibile».
Il contenuto dell’intervista è abbastanza denso da riempire i cento minuti del film, ma talmente fluido che la voce e le idee di Lennon scorrono come in una piena, attraversando la fine dei Beatles, la nascita di Double Fantasy, il suo ultimo album, l’intimità della vita familiare e il rapporto con il figlio Sean, fino ad arrivare al legame amoroso, tanto chiacchierato quanto tormentato, con Yoko Ono.
In quella che è stata più una conversazione che un’intervista – così ricca da spingere i tre giornalisti a non separarsi più professionalmente – si scopre l’attualità spiazzante del punto di vista di Lennon, la modernità delle sue opinioni. Lennon parla dell’uomo contemporaneo, del suo rapporto con la donna, della genitorialità, dell’importanza di essere presenti per i propri figli, del valore dell’arte e dei sacrifici che essa comporta nella vita di un musicista. Infine descrive la natura del suo amore per Yoko, che gli intervistatori definiscono «naturale e spontanea», mentre lei non esita a rivelare quella sua onnipresenza, divenuta proverbiale.
Il documentario, naturalmente, non pretende di spiegare chi fosse davvero il compositore. Si tratta pur sempre di un incontro di cui Lennon e Ono conoscevano il carattere ufficiale. Ma grazie alla spontaneità del flusso di parole, ricordi e sentimenti che il film riesce a raccogliere in un prezioso scrigno visivo, lo spettatore esce dalla sala con il desiderio di saperne di più.
Di sapere molto, molto di più su John Lennon e su quegli anni, su quella società sognata e ancora da costruire, e persino sulla natura di un amore tra due persone non esattamente semplici, che però, poche ore prima di essere separate per sempre, consegnano al mondo la propria voce e, come nella loro più celebre galleria di fotografie, si mettono a nudo.

Se volete ascoltare Double Fantasy, colonna sonora del documentario:
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