{"id":230,"date":"2026-06-04T14:53:08","date_gmt":"2026-06-04T14:53:08","guid":{"rendered":"https:\/\/antonellaattanasio.com\/?p=230"},"modified":"2026-06-05T16:03:58","modified_gmt":"2026-06-05T16:03:58","slug":"ulysse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/antonellaattanasio.com\/it\/ulysse\/","title":{"rendered":"ULYSSE"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"wp-block-heading\">Questione di sguardi<\/h2>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"347\" height=\"145\" src=\"https:\/\/antonellaattanasio.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/ulysse.jpg\" alt=\"laetitia masson, handicap\" class=\"wp-image-228\" style=\"width:620px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/antonellaattanasio.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/ulysse.jpg 347w, https:\/\/antonellaattanasio.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/ulysse-300x125.jpg 300w, https:\/\/antonellaattanasio.com\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/ulysse-18x8.jpg 18w\" sizes=\"auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Un bambino di nome Ulysse \u00e8 in ritardo rispetto alle tappe della crescita: non mangia, non cammina, si\nmuove con difficolt\u00e0. Una diagnosi genetica segna l\u2019inizio di un percorso complesso, in cui i genitori\ndevono confrontarsi non solo con la disabilit\u00e0, ma con un mondo poco preparato ad accoglierla.<br>Seguito da specialisti e sostenuto dalla madre, Ulysse progredisce, cresce, entra nel sistema scolastico. Ma\nla scuola pubblica francese si rivela inadeguata: classi sovraffollate, insegnanti non formati, strutture\ninsufficienti. Il privato, a sua volta, offre soluzioni spesso discutibili, quando non apertamente\nfallimentari. Il film di L\u00e6titia Masson, ispirato alla sua esperienza personale e interpretato dal figlio\nAlphonse, restituisce uno scenario tristemente noto a molte famiglie.<br><\/p>\n\n\n\n<p>La pellicola convince per la qualit\u00e0 della recitazione e per un uso sensibile della musica, ma soprattutto\nper la sua capacit\u00e0 di mettere sotto accusa un sistema sociale incapace di accogliere la differenza e di\ngodere del suo valore aggiunto. Il problema, come suggerisce la regista stessa, \u00e8 una questione di sguardo.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Un gran peccato che il film trovi proprio nello sguardo il suo pi\u00f9 grande limite.<br>Il punto di vista scelto non \u00e8 infatti quello di Ulysse, ma quello di sua madre. Non seguiamo tanto\nl\u2019esperienza del ragazzo quanto la lotta della donna: contro le istituzioni, contro l\u2019isolamento, contro un\nmarito assente. Questa scelta, di per s\u00e9 non problematica, diventa ambigua quando il film finisce per\naderire completamente al suo sguardo, senza mai metterlo in discussione.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Si avverte con particolare evidenza in alcune scene intime, come quella in cui la madre confida alla\nsorella il suo desiderio di avere un figlio \u201cskateboarder\u201d. Un momento apparentemente marginale, ma\nrivelatore. Il desiderio materno emerge nella sua forma pi\u00f9 nuda, svincolato dalla realt\u00e0 del figlio. Non sappiamo se Ulysse avrebbe mai condiviso quell\u2019aspirazione \u2014 n\u00e9, del resto, se un figlio normodotato l\u2019avrebbe fatto. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che il film non problematizza mai questo scarto.<br>La madre critica un sistema incapace di accettare la diversit\u00e0, ma a sua volta fatica ad accettare i limiti del figlio. <\/p>\n\n\n\n<p>Questo conflitto avrebbe potuto costituire il cuore drammatico del racconto. Invece, il film lo elude,\ne negli ultimi minuti vira verso una forma di compensazione narrativa: il<br>desiderio materno trova\nrealizzazione, la lotta viene premiata.<br>Il risultato \u00e8 uno slittamento significativo: ci\u00f2 che si compie non \u00e8 il percorso di Ulysse, ma quello della madre. Non \u00e8 mai del tutto chiaro se i suoi desideri le appartengano davvero, o se siano il riflesso delle sue proiezioni materne. Anche la traiettoria finale di Ulysse rischia di essere una risposta a un\u2019aspettativa, pi\u00f9 che un\u2019espressione autonoma.<br>Una dinamica ben riconoscibile da chi lavora nel mondo della scuola: il desiderio genitoriale che si\nsovrappone a quello del figlio, talvolta senza accorgersene.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante questa ambiguit\u00e0, il film avr\u00e0 probabilmente successo. Purtroppo, la ragione non \u00e8 la disabilit\u00e0, n\u00e9 l\u2019interpretazione intensa e innocente del giovane interprete, quanto la forte possibilit\u00e0 di identificazione offerta allo spettatore adulto. I genitori che soffrono delle stesse frustrazioni della madre di Ulysse rischiano un\u2019adesione completa alla sua figura e ai suoi difetti. Un<br>danno che la buona fattura del\nfilm rischia solo di corroborare.<br>Invece di interrogare la natura di questo desiderio \u2014 se sia proiezione, compensazione o semplice\nfrustrazione \u2014 la messa in scena continua ad aderirvi, senza mai aprire uno spazio percettivo o narrativo che appartenga davvero a Ulysse.<br>Ulysse resta cos\u00ec, ancora una volta, oggetto di uno sguardo che lo precede e lo definisce, pi\u00f9 che soggetto di un proprio percorso.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Une question de regard Un enfant nomm\u00e9 Ulysse accuse un retard dans les \u00e9tapes de son d\u00e9veloppement : il ne mange pas, ne marche pas, se d\u00e9place avec difficult\u00e9. 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