Il documentario pop e ottimista che apre il (mio) Festival di Cannes

Troisième film d’une trilogie de documentaires (je ne savais pas qu’il en existait ; apparemment c’est le cas), après « Kiss the ground » et « Common Ground », le film surprend par sa diversité par rapport aux autres documentaires.

Perché, invece di puntare sulla paura di un futuro compromesso sulla Terra e di stordire lo spettatore a forza di sensi di colpa, il film si lancia quasi subito nell’esplorazione di una proposta: quella dell’agricoltura rigenerativa.


Se pensavate che l’acqua fosse l’elemento senza il quale la vita sulla Terra non sarebbe possibile, vi sbagliavate: quell'elemento, è il suolo.

E se avete voglia di sentirlo direttamente da Demi Moore, questo video potrebbe interessarvi :


L’agricoltura rigenerativa si basa infatti su un principio molto semplice.
Se, a causa del surriscaldamento climatico, il carbonio lascia il suolo per essere liberato nell’aria, i sistemi basati sull’agricoltura rigenerativa lo riportano proprio al suo interno. La sua presenza permette all’acqua di venire assorbita dalla terra e di restarci il tempo necessario a far prosperare almeno due forme di vegetazione. La vegetazione serve a nutrire la fauna, che torna a insediarsi sul suolo, e l’intero complesso meccanismo di ingegneria naturale si ricrea poco a poco, dando origine a un nuovo ecosistema.


Puntando sul colore e un uso di musica pop assolutamente piacevole, il film viaggia attraverso i cinque continenti, nel tentativo di divulgare un tema ancora sconosciuto alla maggior parte delle persone, ma che sembra capace non solo di rivitalizzare i sistemi naturali, bensì di offrire reali opportunità di investimento e di reddito per gli agricoltori.


Grande assente in questa logica (tranne l’Inghilterra) è proprio l’Europa. Dopo i paesaggi dell’Amazzonia, i muri verdi del Sub‑Sahara, le pianure australiane e le policolture indiane (per non parlare di Stati Uniti e Colombia), dall’Europa arrivano solo l’intervento del caro vecchio principe William e quello di un ex DJ, Andy Cato, il cui merito è aver abbandonato il suo lavoro (quello sì, assolutamente pop) per dedicarsi alle meraviglie dell’agricoltura.


Se sperate almeno di intravedere un paesaggio provenzale o una campagna toscana, resterete delusi.
Se invece tenete ancora a bere una tazza di caffè colombiano al mattino, o sentite un’irrefrenabile voglia di comprare un terreno in Puglia, andate a vedere Groundswell.


Perché la scelta del titolo e il motivo per cui il commento del film è stato affidato alle voci di Demi Moore e Woody Harrelson vi vengono spiegati solo alla fine. Proprio come un buon film pop e ottimista dovrebbe fare.


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