L'arte di portare l'arte al cinema

Le donne sembrano essere le protagoniste di questa 79ª edizione del Festival di Cannes. Se non sempre nei titoli, molto spesso nei contenuti.
Adattamento dello spettacolo teatrale Tōkyō Notes Di Oriza Hirata, Nagi Notes è in concorso, per la regia di Kōji Fukada.
Visione poetica della vita, ricerca di autenticità: il film sembra suggerire forme di ribellione di questo tipo, in alternativa agli imperativi di successo dell'universo maschile. Quest’ultimo rimane, almeno all’inizio, un modello per Yuri, la protagonista. Più libera e meno isolata, ma non necessariamente più felice, Yoriko – ex cognata di Yuri – le insegna quasi suo malgrado ad osservarsi, come farebbe con una delle sue sculture in legno, e a cercare in se stessa la risposta, la direzione da prendere.
Sullo sfondo di questa relazione feconda e pacifica, scopriamo, come in un gioco di specchi generazionali, il rapporto tra due adolescenti confrontati ad un amore forse impossibile. Nel contesto della località fittizia di Nagi, tra montagnole e cascatelle giapponesi, il film affronta questi temi con delicatezza.
Così, Nagi Notes è destinato a piacere a tutti coloro che desiderano vedere affrontati temi come l’amore, l’evoluzione sociale, il rapporto tra maschile e femminile… senza dimenticare la questione dell’omosessualità nella società tradizionale giapponese. Il tutto racchiuso nell’elegante cornice artistica e naturale delle montagne nipponiche.
Ma se fate parte di quelli per cui l’arte contemporanea non rappresenta che un minestrone indigesto, non temete: il soggetto di Nagi Notes è affrontato con tale finezza che, proprio come il raro uccellino che seguiamo nel film, sussurra poesia persino all’orecchio di chi verso queste cose, di base, è del tutto sordo.
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