Storia di un fallimento sociale e istituzionale

Quando si insegna in Francia, purtroppo, si conosce bene il nome di Samuel Paty, ma non si ha per forza voglia di immergersi nella sua storia. Forse per paura di affogarci.
Al contrario, l'interesse di L’abandon, diretto da Vincent Garenq, è proprio quello di calarci nel racconto degli ultimi undici giorni del professore di storia e geografia tristemente noto per il suo assassinio nel 2020. Ispirandosi al libro "Les derniers jours de Samuel Paty" di Stéphane Simon, pubblicato nel 2023 dalle edizioni Plon, la storia che L’ abandon racconta avanza con ferrea, implacabile coerenza e senza sentimentalismi, dalla prima all’ultima sequenza, sostenuta da una scenografia sobria e realista.
Come il protagonista, interpretato da Antoine Reinartz, anche lo spettatore viene stretto in una morsa che si richiude su di lui poco a poco. Scopriamo il quotidiano di un professore motivato, appassionato e rispettoso dei suoi studenti, la cui “colpa”, per così dire, è quella di vivere senza voler essere un eroe, in un contesto contemporaneo in cui i social network e le ideologie hanno il potere di manipolare le persone e spingerle ad assumere posizioni estreme.
La reazione dell’istituzione e dei colleghi di fronte all’abisso che l’insegnamento di Paty spalanca sulla libertà di espressione è resa in modo particolarmente fedele. La paura, il bisogno di affermare la propria superiorità e un sottofondo strisciante di vigliaccheria che animano i personaggi attorno a Paty hanno portato molti spettatori ad uscire dalla sala con le lacrime agli occhi.
Ma il più grande merito del film è quello di lasciarsi alle spalle l’iper‑concettualizzazione e l’isterismo che caratterizzano quasi tutti i film francesi che parlano di scuola. Se detestate questo tipo di film, potete andare a vedere L'abandon al cinema con l’anima in pace.
Perché la regia non cede né a facili sentimentalismi, né a immagini di bassa macelleria che ci si sarebbe potuti aspettare. Si concentra sull’essenziale. Del resto (lo dice bene il titolo), prima ancora di essere il frutto della violenza e dell’estremismo religioso, una storia di questo tipo è soprattutto il racconto di un abbandono sociale e istituzionale. Un abbandono di cui sono vittime gli insegnanti, forse i funzionari, forse, più semplicemente, tutte le persone che hanno la coscienza a posto.
Ma a dispetto di un finale che conosciamo già, L’abandon ci lascia su una nota di ottimismo. Nonostante la volontà del protagonista di non diventare un eroe, il film non manca di mostrare l’importanza dell’eredità che la storia di Samuel Paty ci ha lasciato.
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